Comune di Sarego

INQUINAMENTO DA PFAS. Il punto della situazione dopo l'incontro in Regione.

Pubblicata il 03/08/2017

Lo scorso martedì 1 agosto, il vicesindaco di Sarego, Veronica Dalla Pria, ha partecipato all'incontro presso il dipartimento difesa del suolo della Regione, per fare il punto della situazione in merito agli approvvigionamenti idrici, a seguito dell'inquinamento da PFAS.

 

Durante l'incontro, il dottor Alessandro Benassi, chimico della Regione, ha riassunto dall'inizio lo sviluppo della contaminazione, spiegando che in futuro, grazie allo sviluppo di nuove tecnologie per l'analisi chimica, si potranno individuare altre forme di inquinamento, anche nelle acque.

Occorre ricordare, infatti, che quotidianamente scarichiamo in acqua numerose sostanze, quali:

  • clorati;

  • cromo;

  • mercurio;

  • idrocarburi;

  • atrazina;

  • pesticidi;

  • farmaci;

  • arsenico:

e gran parte dei rifiuti solidi urbani, che poi rilasciano in falda inquietanti quantità di percolato.

Le sostanze conosciute come PFAS sono sostanze idrosolubili e gli scarichi non sono mai stati normati, perciò non esistono protocolli né parametri. I limiti imposti hanno carattere di precauzione ma in un contesto di assoluta incertezza delle misure, basti pensare, ad esempio, che non esistono limiti per i PFAS nell'aria.

Il dr. Benassi ha sottolineato più volte che tutti i dati raccolti da ARPAV e dalla Regione sono stati messi a disposizione del Ministero competente, che ad oggi non si è ancora esposto.

Durante l'incontro, riporta il vicesindaco, sono stati elencati tutti i controlli effettuati all'interno della Miteni: dai controlli di monitoraggio della ditta da parte di ARPAV e NOE, all'attività di bonifica attraverso la barriera idraulica.

Allo studio, ci sono anche metodi per monitorare l'aria, pur non avendo stabilito al momento i limiti di PFAS, come sopra ricordato. Infine, altre misure intraprese riguardano l'invito alle aziende che utilizzano PFAS (conciari, carrozzieri, ecc...) a verificare lo smaltimento dei prodotti contenenti queste sostanze e all'utilizzo di prodotti alternativi.

Secondo Benassi, un miglioramento della normativa Reach prevede che siano le aziende a dover dimostrare di rispettare le normative e non agli enti di controllo comprovare che la ditta potrebbe essere fuori norma.

La Miteni è tra le più grandi aziende al mondo a trattare fluoro ed è proprio questo che rende rischioso oggi fare ispezioni: il livello di pericolo è paragonabile a quello del Seveso. Tuttavia, la bonifica procede, così come anche lo studio di valutazione del danno.

Attualmente, sono 7 mila i punti di verifica per il monitoraggio dell'ARPAV e ben 32 i container di rifiuti recuperati lungo il Poscola e spediti all'estero perché impossibile trattarli in Italia.

IL PROGETTO
L'ing. Trevisan di Veneto Acque e il dirigente ing Vaccari hanno presentato il progetto (al momento, però, ancora privo di coperture) di acquedotti e allacciamento a fonti pulite, sulla base del Mosav già presente.

Un sistema Veneto realizzabile con nuovi tratti di collegamento e potenziamento che prevede sostegno da tutti i punti cardinali: ad esempio prendendo da Belfiore servirà sostenere le portate di e da Verona, così come dalla pedemontana, col canale di gronda da Carmignano a Madonna di Lonigo, che verrà sostenuto da affluenti da nord (Recoaro).

Sarà un sistema collegato anche a sud, Ponso-Montagnana, con supporto dal rovigotto. Rimarranno vive anche le centrali su Po e Adige perché la normativa anti-terrorismo prevede ipotesi di inquinamento doloso da prevenire e cauterizzare. 

Veneto Acque non è l'unico attore coinvolto, nel pomeriggio di oggi (3 agosto) si sono incontrati anche i Consigli di bacino e i gestori impegnati on Arpav e Regione.

CONCLUSIONI

L'auspicio è che il Ministero dell'Ambiente risponda quanto prima: finalmente c'è un progetto, ma senza copertura finanziaria è irrealizzabile. E l'opera ormai è quanto mai necessaria: non solo per combattere i PFAS, ma anche la risalita del cuneo salino e l'indotto della concia.

Nella nostra regione, conclude Dalla Pria, ci sono più di mille casi di siti abbandonati che rilasciano nell'ambiente sostanze pericolose, la cui bonifica è a carico dei cittadiniMigliorare il rigore dei controlli, attivare le procedure per danno ambientale e soprattutto far valere il sacrosanto principio “chi inquina, paga!” sono punti fermi dai quali non si può e non si deve prescindere.