Regione Veneto

Pfas: quando la fiducia tra enti viene meno, ci perdiamo tutti

Pubblicata il 23/03/2019

Davanti al più grave inquinamento delle acque della storia italiana, le istituzioni che avrebbero potuto e dovuto impedirlo hanno taciuto.

Questo si apprende, stando ai giornali, dalle 270 pagine dei carabinieri del Noe: "C’è stata la volontà di non far emergere la situazione, colpevole anche l'Agenzia ambientale Arpav”

Al documento conclusivo del Progetto Giada, avrebbe dovuto seguire un'immediata reazione della Provincia di Vicenza, guidata nel 2006 dalla leghista Manuela Del Lago, affinché l'Arpav verificasse quell'incremento nella contaminazione da benzotrifluoruri, sintesi o sottoprodotti derivati dall'attività della Miteni.

Ma da quello che emerge dalla relazione che l'associazione Greenpeace ha potuto ottenere in quanto parte civile, la Provincia e L'Agenzia Arpav sapevano e non sono intervenute.
Il disastro che ne seguì è noto a tutti. L'emergenza è tutt'altro che finita e i prossimi a costituirsi parte civile saranno proprio i sindaci della zona rossa.

Oltre alle affermate conseguenze sanitarie ed ambientali, emergono negligenze gravissime che inevitabilmente generano conseguenze culturali e sociali irreparabili.

Il progetto Giada di cui si parla, nasce dalla collaborazione tra la Provincia di Vicenza, il Comune di Arzignano, l'ARPAV (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente del Veneto) e l'ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente) per avere la possibilità di creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile del territorio.

Il progetto fu reso possibile anche per l'importante contributo economico fornito dall'Unione Europea che, nell'ambito dello strumento finanziario chiamato LIFE AMBIENTE, ha riconosciuto l'elevata qualità della proposta, concedendo il finanziamento più consistente rispetto a tutte le iniziative analoghe presentate in Italia.

Uno strumento concreto, dunque, con il quale anche il Comune di Sarego ha rinnovato di recente la convenzione, convinto che la tutela dell'ambiente, il monitoraggio dell'inquinamento e lo sviluppo sostenibile delle imprese siano alla base di una politica ambientale attenta ed efficace.

Apprendere che nonostante la validità di un'iniziativa come questa, le stesse istituzioni che hanno ideato il progetto Giada (ARPAV e Provincia), siano rimaste indifferenti ai dati allarmanti che lo stesso denunciava, è sconcertante.

Lo è per i cittadini, che da questi enti dovrebbero essere tutelati.
Lo è per un Sindaco, che essendo autorità sanitaria locale risponde in prima persona se non fa il possibile davanti ad emergenze sanitarie e di igiene pubblica.
Ma un Sindaco può farlo con gli strumenti, i dati e le relazioni che gli enti preposti gli forniscono. Enti ai quali anche a lui viene chiesto di affidarsi. Per questo, il coordinamento dei Sindaci dell'area rossa chiederà a gran voce che sia fatta chiarezza definitivamente, su tutti i livelli.

Perché quando la credibilità e la fiducia tra enti viene meno, ci perdiamo tutti. Chi tace, non è responsabile solo delle conseguenze ambientali che oggi pagano almeno 350 mila persone, chi tace apre una crepa già forzata tra cittadini e istituzioni che porta a danni irreparabili.

Se da un lato confidiamo che vengano fornite al più presto spiegazioni a questo proposito, che allontanino ogni dubbio sull'operato dei responsabili a tutti i livelli, dall'altro non possiamo non notare che su questo tema stiamo purtroppo assistendo a troppe superficialità ed omissioni. Omissioni che inevitabilmente inaspriscono il clima di sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.

Se non ci si può fidare di chi ci deve tutelare, soprattutto quando le conseguenze sono così gravi, la rabbia delle persone coinvolte non è più una reazione eccessiva, è quasi necessaria.



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